L’Isola di Pasqua e i Moai

Isola di Pasqua

A 3500 km dalla costa cilena, l’Isola di pasqua è un luogo affascinante e molto visitato, nonostante le difficoltà legate alla distanza. Qui si trovano le grandi statue dei Moai, volti stilizzati sorretti da busti scolpiti nel tufo. L’isola è infatti di origine vulcanica e ospita ancora tre grandi coni, posti ai vertici. I primi abitanti si pensa fossero originari della Polinesia, in particolare qui sarebbe giunto un clan sconfitto e costretto all’esilio, che avrebbe abitato l’isola per più di mille anni, tra lotte e privazioni.

I moai

Le statue furono costruite dal popolo che abitò quest’isola, tra l’XI e il XVIII secolo, e rappresentano gli antenati dai volti grandi e austeri, che rivolgono lo sguardo verso l’alto. Gli occhi delle statue costruiti in corallo e ossidiana, secondo la cultura e le credenze locali avevano il potere di emanare il mana, capace di dominare i fenomeni naturali e stimolare la fertilità. La roccia veniva sbozzata con l’aiuto di piccoli scalpelli di basalto detti toki, e calata tramite corde sul fondo della cava per essere rifinita con strumenti ricavati dall’ossidiana. Un solo Moai richiedeva mesi di lavorazione.

Quasi mille sono le statue ancora presenti sull’isola, alcune situate in luoghi suggestivi:

  • Ahu Akivi: in questo sito si trovano sette statue rivolte verso il punto in cui il sole tramonta all’equinozio;
  • Strada dei Moai verso Ranu Raraku: una strada che porta fino al cratere del vulcano dove furono scolpite la maggior parte delle statue, è fiancheggiata da Moai abbandonati in varie fasi di lavorazione;
  • Ahu Tongariki: sulla spiaggia, ai piedi del vulcano Poike, quindici Moai allineati su di una piattaforma lunga più di 100 metri.

Colonizzazione europea

La domenica di Pasqua del 1722 l’isola fu avvistata dalle navi di una flotta olandese della Compagnia delle Indie Occidentali, comandata da Jacob Roggeveen. A questo primo incontro seguirono, nella seconda metà dell’Ottocento, quello di una flotta spagnola e quindi di James Cook. Molti isolani vennero in seguito deportati e usati come forza lavoro in Perù e a Tahiti; dei pochi rimpatriati, ne sopravvissero ancora meno, e la trasmissione delle antiche tradizioni, miti e genealogie venne in gran parte cancellata.

Nel 1888 il Cile annesse l’isola, trasformandola in un grande allevamento di pecore e confinando gli abitanti ad Hanga Roa, sorte che cambiò solo nel 1953. Da metà degli anni Trenta del ‘900, l’isola è un Parco Nazionale.

L’Isola di Pasqua oggi

Con strade affiancate da grandi palme e case di legno ad un solo piano, l’isola è un luogo molto tranquillo. L’unico centro abitato è Hanga Roa, con quasi 6000 abitanti. L’attività economica prevalente è il turismo, e sebbene esistano alcuni grandi alberghi, i cittadini stessi offrono ai turisti le loro case per pernottarvi. Bar, ristoranti e discoteche si trovano nei pressi del porto, e le merci vengono quasi tutte importate.

Sull’isola c’è un percorso percorribile in bicicletta e altre attività come escursioni subacquee intrattengono piacevolmente i turisti.

L’isola si raggiunge tramite aereo atterrando all’aeroporto di Mataveri, situato su uno dei vertici dell’isola.

 

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